10 Righe

Attore e regista orvietano, da più di 20 anni si esibisce all'interno delle maggiori rievocazioni storiche italiane. Ispirandosi alla tradizione medievale dello joculator latino e del jongleur francese, ha reinventato il personaggio del giullare in chiave moderna: il “Giullar Cortese”.
Con questo personaggio ha preso parte alla più importanti rievocazioni storiche italiane. Inoltre ha partecipato a due edizioni del “Todi Arte Festival” la prestigiosa rassegna di teatro e arti sceniche diretta da Maurizio Costanzo.
Come attore comico ha partecipato a molte trasmissioni su tutto il territorio nazionale alla serie “RideRai”, per la regia di Giancarlo Nicotra in onda su Rai Uno. Inoltre ha preso parte alla trasmissione condotta da Luca Barbareschi Barbareschi Sciock su La7.
Il lavoro si basa sull'utilizzo delle principali tecniche e propedeutiche teatrali, passando anche per un percorso emozionale e motivazionale attraverso l’applicazione di teorie base mutuate dalla psicologia dinamica.

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Mi ricordo quando...2

Nel 2011 ero a radio Kiss Kiss con Marco Baldini e la Family di Vieni avanti Kiss Kiss: Stefania Lillo, Alessandro Lillo, Rodrigo de Maio, Mauro Convertito e Alfredo Porcaro.
Ogni settimana più o meno Baldini invitava un ospite d’eccezione per parlare o del lancio di un disco o per promuovere l’uscita di un libro o di un film.
Marco di solito mi chiedeva delle rime spiritose, anche molto ironiche, per presentare l’ospite.
Le avevo già fatte per Jovanotti, Vincenzo Cerami, Paolo Belli, Francesco Pannofino e Gianluca Grignani.
Quella volte mi chiese di preparare un poemetto delicato per Anna Tatangelo, voleva che facessi una cosa seria.
Allora scrissi un sonetto molto ricercato e senza battute ma molto elegante.
Una volta in diretta, Marco mi introdusse, ero al microfono accanto alla Tatangelo; inizia a declamare i versi. Mentre leggevo Lei seguiva cin attenzione ma era attonita e lentamente fece il gesto di addormentarsi e russare e poi una volta ascoltata la poesia mi disse queste testuali parole: “Ma chi te le scrive ste stronzate”. Devo ammettere che per una frazione di secondo rimasi perplesso, ma subito mi riaccesi e le avrei voluto rispondere: Me le scrive Gigi D’Alessio!”
Sarebbe venuta giù la radio con tutto il palazzo se le avessi pronunciate.
Non so come mai invece non dissi nulla e abbozzai un sorriso, mentre Baldini riprese la parola ringraziandomi e passando alle domande per l’ospite.
Ho sempre pensato che avrei dovuto cogliere la palla che lei mi aveva alzato per schiacciare, ma non lo feci è ancora oggi un po’ mi brucia non averla volta al volo quell’occasione.
La morale di questa storia è in una famosa frase che nel mestiere si cita spesso: “Meglio perdere un amico che l’occasione di fare una battuta”
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Mi ricordo quando...2Nel 2011 ero a radio Kiss Kiss con Marco Baldini e la Family di Vieni avanti Kiss Kiss: Stefania Lillo, Alessandro Lillo, Rodrigo de Maio, Mauro Convertito e Alfredo Porcaro. Ogni settimana più o meno Baldini invitava un  ospite d’eccezione per parlare o del lancio di un disco o per promuovere l’uscita di un libro o di un film.  Marco di solito mi chiedeva delle rime spiritose, anche molto ironiche,  per presentare  l’ospite. Le avevo già fatte per Jovanotti, Vincenzo Cerami, Paolo Belli, Francesco Pannofino e Gianluca Grignani. Quella volte mi chiese di preparare un poemetto delicato per Anna Tatangelo, voleva che facessi una cosa seria. Allora scrissi un sonetto molto ricercato e senza battute ma molto elegante. Una volta in diretta, Marco mi introdusse, ero al microfono accanto alla Tatangelo; inizia a declamare i versi. Mentre leggevo Lei seguiva cin attenzione ma era attonita e lentamente fece il gesto di addormentarsi e russare e poi una volta ascoltata la poesia mi disse queste testuali parole: “Ma chi te le scrive ste stronzate”. Devo ammettere che per una frazione di secondo rimasi perplesso, ma subito mi riaccesi e le avrei voluto rispondere: Me le scrive Gigi D’Alessio!”Sarebbe venuta giù la radio con tutto il palazzo se le avessi pronunciate. Non so come mai invece non dissi nulla e abbozzai un sorriso, mentre Baldini riprese la parola ringraziandomi e passando alle domande per l’ospite. Ho sempre pensato che avrei dovuto cogliere la palla che lei mi aveva alzato per schiacciare, ma non lo feci è ancora oggi un po’ mi brucia non averla volta al volo quell’occasione. La morale di questa storia è in una famosa frase che nel mestiere si cita spesso: “Meglio perdere un amico che l’occasione di fare una battuta”

Mi ricordo quando...

Ero a fare uno spettacolo in un borgo tra le Marche e la Romagna.
In piazza, con Marzia ( mia moglie) , interpretavamo due frati scanzonati e gaudenti in uno stretto dialetto ternano, con battute sapide e a tratti colorite.
Ad un tratto dal ristorante esce una coppia in la con gli anni, ma lei era molto elegante e lui alto, giacca e cravatta, con un pizzetto bianco e con un bastone al quale si appoggiava forse più per posa che per stretta necessità.
Nel frattempo Marzia, con in mano una raganella, di quelle che quando le giri forte emettono un rumore stridulo e assordante, presa dal suo personaggio, la mulinava vorticosamente all’altezza dei pantaloni del distinto signore, apostrofandolo con frasi dal chiaro doppio senso, ovviamente all’interno della psicologia del personaggio. All’epoca ancora facevamo animazioni di questo tipo.
Io appena la coppia fu più sotto la luce, guardai lui cercando di ricordare dove già lo avessi visto, poiché mi risultava molto familiare, ma l’associazione non affiorò immediatamente.
Piano piano però, incominciarono ad affiorarmi, come in un montaggio cinematografico serratissimo le sue altre immagini e mi dicevo: “Ma io questo lo consco, l’ho già incontrato da qualche parte!”
E più ci pensavo più il quadro si faceva chiaro e più mi veniva di stringere il braccio di Marzia e cercavo, senza uscire dal personaggio, di interrompere il gioco con il Tric-Trac, ma lei non comprendeva il mio messaggio in codice e anzi più io le stringevo il braccio e più lei lo muoveva forsennatamente alzando anche il volume della voce.
Fino ad allora il nostro pezzo era stato in prosa.
Ad un tratto visto che lei non la smetteva, tentai l’ultima carta: iniziai ad improvvisare in rima e solo dopo qualche secondo appena Marzia smise di girare la raganella.
Si fece un silenzio irreale e mentre sciorinavo le rime in sequenza quasi sciamanica, per recuperare il primo approccio piuttosto irruente, mi accorsi che il volto dell’uomo si illuminò e si aprì in un largo sorriso e subito esclamò con la sua inconfondibile r arrotata: “Ah ma bravo, molto bravo, mi ricorda quando a Bologna passavamo le nottate con Francesco e Roberto ad ascoltare le loro storie in versi e le improvvisazioni in rima. Complimenti!”
Avevamo di fronte uno dei più grandi scrittori del nostro tempo, l'eccellente studioso di semiotica, l'insigne esperto di medioevo.
Una cosa da far tremare i polsi, infatti per qualche istante non riuscii a parlare.
Poi finito il pezzo, insieme a lui e sua moglie, percorremmo qualche metro parlando amabilmente e ci salutammo come se ci conoscessimo da sempre.
Quella frase rimarrà scolpita per sempre, fino a che vivró nel mio cuore, è la più bella recensione che io abbia avuto in vita mia.
Per la cronaca Francesco e Roberto erano Guccini e Benigni.
Il paese era Monte Cerignone dove nelle colline vicine Umberto Eco aveva una casa.
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Mi ricordo quando...Ero a fare uno spettacolo in un borgo tra le Marche e la Romagna.In piazza, con Marzia ( mia moglie) , interpretavamo due frati scanzonati e gaudenti in uno stretto dialetto ternano, con battute sapide e a tratti colorite. Ad un tratto dal ristorante esce una coppia in la con gli anni, ma lei era molto elegante e lui alto, giacca e cravatta, con un pizzetto bianco e con un bastone al quale si appoggiava  forse più per posa che per stretta necessità. Nel frattempo Marzia, con in mano una raganella, di quelle che quando le giri forte emettono un rumore stridulo e assordante, presa dal suo personaggio, la mulinava vorticosamente all’altezza dei pantaloni del distinto signore, apostrofandolo con frasi dal chiaro doppio senso, ovviamente all’interno della psicologia del personaggio. All’epoca ancora facevamo animazioni di questo tipo. Io appena la coppia fu più sotto la luce, guardai lui cercando di ricordare dove già lo avessi visto, poiché mi risultava molto familiare, ma l’associazione non affiorò immediatamente. Piano piano però, incominciarono ad affiorarmi, come in un montaggio cinematografico serratissimo le sue altre immagini e mi dicevo: “Ma io questo lo consco, l’ho già incontrato da qualche parte!” E più ci pensavo più il quadro si faceva chiaro e più mi veniva di stringere il braccio di Marzia e cercavo, senza uscire dal personaggio, di interrompere il gioco con il Tric-Trac, ma lei non comprendeva il mio messaggio in codice e anzi più io le stringevo il braccio e più lei lo muoveva forsennatamente alzando anche il volume della voce. Fino ad allora il nostro pezzo era stato  in prosa. Ad un tratto visto che lei non la smetteva, tentai l’ultima carta: iniziai ad improvvisare in rima e solo dopo qualche secondo appena Marzia smise di girare la raganella. Si fece un silenzio irreale e mentre sciorinavo le rime in sequenza quasi sciamanica, per recuperare il primo approccio piuttosto irruente, mi accorsi che il volto dell’uomo si illuminò e si aprì in un largo sorriso e subito esclamò con la sua inconfondibile r arrotata: “Ah ma bravo, molto bravo, mi ricorda quando a Bologna   passavamo le nottate con Francesco e Roberto ad ascoltare le loro storie in versi e le improvvisazioni in rima. Complimenti!”Avevamo di fronte uno dei più grandi scrittori del nostro tempo, leccellente studioso di semiotica, linsigne esperto di medioevo. Una cosa da far tremare i polsi, infatti per qualche istante non riuscii a parlare. Poi finito il pezzo, insieme a lui e sua moglie, percorremmo qualche metro parlando amabilmente e ci salutammo come se ci conoscessimo da sempre. Quella frase rimarrà scolpita per sempre, fino a che vivró nel mio cuore, è la più bella recensione che io abbia avuto in vita mia. Per la cronaca Francesco e Roberto erano Guccini e Benigni. Il paese era Monte Cerignone dove nelle colline vicine Umberto Eco aveva una casa.

Voglio usare le mie rime,
come fossero le prove,
per scalare l'alte cime
del duemiladiciannove
e augurarvelo di cuore,
che quest'anno sia il migliore!
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Voglio usare le mie rime,come fossero le prove, per scalare lalte cime del duemiladiciannovee augurarvelo di cuore, che questanno sia il migliore!

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